"Consiglierebbe la carriera di scrittore?" mi chiese uno degli studenti.
"Stai cercando di dire amenità?" gli chiesi.
"No, no parlo seriamente. Consiglierebbe la carriera di scrittore?"
"È lo scrivere che sceglie te e non tu lo scrivere."

Charles Bukowski

martedì 19 aprile 2011

Ad un uomo barbuto


Marta mi ha regalato un'agenda bianca. Sulla prima pagina ha scritto una dedica – Ad uomo barbuto – non so esattamente come prenderla. Per lei sono anzitutto questo: un uomo barbuto. Ai suoi occhi, tutto questo ha un significato particolare, che a me sfugge. Mentre sfoglio l’agendina, appoggia la testa sulla mia spalla e osserva l’orizzonte, fra cielo e mare. Poi con una mano prende ad accarezzarmi la barba. Io chiudo l’agendina e mi stendo sulla sabbia. La leggera brezza primaverile inizia a scavare fra i nostri indumenti, arrivando ad accarezzare i nostri peli. Bacio la fronte di Marta e mi alzo, vedo diluirsi il sole nel mare, mentre mi accarezzo la barba. Io e Marta abbiamo fatto sesso solo una volta. La prima volta che ci siamo conosciuti. Dopo di allora è stato solo uno scambio epistolare di stati d’animo. Alle volte non la sopporto, mi sembra di affogare in una sorta di melanconia gelatinosa. Uno di quei rapporti al miele che mi portano, come contraltare, a dover passare settimane a nutrirmi di carne cruda e birre in bottiglia e girare per casa ruttando in mutande. Altre volte la cerco. Come si può cercare una lezione di yoga, una settimana alle Maldive, o un corso di cucina. I nostri tormenti si appoggiano l’un l’altro e più che ascoltarsi o commiserarsi, viaggiano in una dimensione parallela, fatta di uomini barbuti, lettere tonde, parole musicali e cene giapponesi. Sfoglio, tra me e me quell’agendina e cerco la frase giusta per iniziare a imbrattarla, non importa ciò che verrà dopo, o magari ne sarà dannatamente condizionato, da quella prima frase, che detterà il registro a tutto. Penso che potrei scrivere per Marta. Che dovrei iniziare con un qualcosa che potrebbe piacere a lei. Magari poi fargliela leggere, per mostrarle che ha centrato il regalo giusto per me. O forse no, dovrei iniziare con un qualcosa così a caso. Potrei iniziare con una parola, una frase, un immagine e poi vedere che esce. Sapessi disegnare, potrei nel frattempo fare una figura, magari io e Marta, o la mia barba per rimanere in tema, ma rovinerei irrimediabilmente l’agenda, con qualche scarabocchio. La lancio ai bordi del letto e osservo il soffitto. Mi verrà qualcosa. Accarezzo ancora una volta la mia barba. Ispida e ondulata. Agguanto un ciuffo nel mezzo del mento e lo seguo tenue dalla radice fino alla sua punta. Finisco per giocarci, per arrotolarlo in riccioli nervosi. Strappo qualche pelo e me lo osservo in controluce. Ne misuro la sua lunghezza, la sua consistenza, la sua fattezza, rude e compatta. Decido in un istante. Mi alzo di colpo e lo dico – Basta. Mi taglio la barba. Mi rado completamente – mi sembra per un attimo di aver detto e pensato qualcosa di blasfemo. Come se appartenessi a qualche strana tribù ultrareligiosa che vieta la rasatura, come vergognosa inflizione personale. Mi ribello a ciò che sono, alla mia immagine consolatoria che si ripara attorno a questa pelliccia protettiva. Uno strapparmi la pelle di dosso per gettare tutto nella fogna. Liberarmi. E anche se non oso dirmelo, lo so, liberarmi di Marta. Lo specchio mi sorride, quasi come il mio barbiere, quando mi rivede dopo decenni per una spuntatina. Il sorriso di un aguzzino che ti aspettava, calmo e sicuro. La forbice sfoltisce. Il rasoio estirpa. In dieci minuti la pelle è libera e sanguinante. Una lotta estenuante per la liberazione dal pelo. Il giorno dopo, chiamo Marta per vederci. L’appuntamento è allo stesso molo. Con me ho l’agenda. Arrivo in anticipo. Quando mi vede si mette le mani al volto ed esclama: - No! Perché? – io la guardo per un attimo negli occhi e le dico – Mi spiace, l’uomo barbuto è morto sgozzato – abbasso lo sguardo e le porgo l’agenda – Non sapevo che scrivere – e accarezzandomi la faccia vergine aggiungo – Quando rivedi l’uomo barbuto consegnalo a lui – lascio cadere il regalo nelle sue mani e vado via.
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3 commenti:

  1. Mi piace il tuo modo di scrivere ma penso sia superfluo continuare a dirtelo.
    Troppo tormentato quest'uomo.
    ..e sono convinto che se la dedica fosse stata "all'uomo superdotato" non avrebbe nè fatto tutta sta manfrina mentale ne tanto meno avrebbe avuto il coraggio di usare le forbici per....

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  2. probabilmente se fosse stato superdotato Marta non le avrebbe neanche regalato un agenda. Ogni regalo è a misura d'uomo :-D
    grazie per il commento!

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  3. :-D non ci avevo pensato! tutto ha una spiegazione..

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