"Consiglierebbe la carriera di scrittore?" mi chiese uno degli studenti.
"Stai cercando di dire amenità?" gli chiesi.
"No, no parlo seriamente. Consiglierebbe la carriera di scrittore?"
"È lo scrivere che sceglie te e non tu lo scrivere."

Charles Bukowski

mercoledì 17 agosto 2011

Amori andreottiani e champagne (quanto basta)


- Cameriere, champagne! ... Anzi no, cameriere per me una cedrata e per lei … beh per lei una peroni.
Ma a chi parlo, che qui manco ci sono i camerieri. Mi sarebbe piaciuto però che almeno loro dessero un tono alla nostra storia.
Carlotta alza lo sguardo dal suo cellulare e mi guarda spaesata.
- Con chi ce l’hai? Parli da solo?
- È una vita che parlo da solo, a dirla tutta neanche da solo, qui dentro è peggio di un’assemblea di condominio!
- Sì certo, sempre la solita solfa intellettualoide, uff non mi dici mai niente.
- Cosa dovrei dirti? Cosa vuoi da bere?
- Una birra?
- Me lo chiedi?
- Tu cosa vuoi?
- Champagne!
- Dai dì, che vuoi?
- Per brindare a un incontro!
- Quale?
- Una zanzariera arrugginita.
Carlotta tornò al suo cellulare stanca. Io più di lei, avevo solo voglia di farle male, ferirla inutilmente. Poter vedere fino a che punto ero in grado di stringere la sua anima e soffocarla. Mentre lei si faceva rubare l’aria. Era una fiamma rinchiusa in un bicchiere di vetro, non avevo idea di dove trovasse quel briciolo d’aria per restare viva, ma la luce era impercettibile ad occhio umano.
Mi amava come una bambina raggomitolata in un angolo. Non riusciva ad amarsi, tentava di aggrapparsi al mio cinismo. Avrei dovuto insegnarle ad amare, o ad amarsi, compito difficile per me che non sopporto neanche il mio sudore.
- Cos’hai?
- Ho un gatto. Qualche libro e le mie pantofole blu.
- Dai, veramente, ti vedo giù oggi, cos’hai?
- Più niente. Solo il vento.
Il suo sprizzo disinteressato si schiantò contro pensieri lontani. Anche lei ne aveva, credo anche più lontani dei miei, un giorno l’ho vista bene e ho capito che anche lei sentiva le voci, solo non le distingueva, pensava fossero un tutt’uno.
- Che vuoi da bere?
- Ti lascio!
- Vabbene mi lasci, sei sempre il solito. Mai una cosa dolce.
- Ti lascio, bignè alla crema.
- Vai a ordinare per favore?
- Ci ho pensato a lungo e ho capito tutto di te.
- Cos’hai capito, sentiamo?
- Tu sei andreottiana nei rapporti. Sì è questo il termine giusto, andreottiana!
- Questa è bella, sarebbe a dire?
- Il tuo motto è: meglio tirare a campare che tirare le cuoia.
- Vabbene!
- Ecco appunto, vabbene. Cosa poi? Stiamo morendo asfissiati dalle nostre reciproche indifferenze, non voglio una peroni, non voglio una cedrata, non voglio uno champagne, non voglio una sambuca!
- Cosa vuoi?
- Voglio che tu ti spoglia, qui davanti a me. Voglio che scappi, mi dai uno schiaffo e mi dici: è finita! Voglio le tue lacrime sul mio egoismo, voglio che ci provi con un altro solo per farmi ingelosire, voglio che mi tocchi il cazzo in pubblico, voglio un bacio con la lingua mentre siamo con gli amici, voglio, voglio, voglio…
- Cosa vuoi?
- Voglio vederti amarti. Voglio che ti senta la più figa delle donne che ha scelto uno stronzo come me per farlo soffrire ancora. Donna! Voglio sentire i complimenti scivolarti addosso come sudore, per infilarsi fra i tuoi seni. Voglio che ogni critica trovi la tua risata pronta.
- Stai parlando di un’altra donna.
- Forse. Ma avrei tanto voluto che fossi tu.
Il barista ci guardava indispettito, eravamo lì da più di mezz’ora e non avevamo preso niente.
Mi alzai, svuotato.
- Andiamo non voglio più niente.
Ci dirigemmo muti verso casa all'orizzonte.

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