"Consiglierebbe la carriera di scrittore?" mi chiese uno degli studenti.
"Stai cercando di dire amenità?" gli chiesi.
"No, no parlo seriamente. Consiglierebbe la carriera di scrittore?"
"È lo scrivere che sceglie te e non tu lo scrivere."

Charles Bukowski

sabato 14 luglio 2012

Versi sudati


Si versano i versi e si sversano. Sudati di detti che avresti voluto dire ma non sapevi digerirli. Si sfocano i pensieri, le volontà e le voluttà, si adagiano allo scivolìo i verbi invertebrati che galleggiano senza soggetti fra la polvere d'agosto. Non parli più da tempo, non scrivi e non detti. Non pronunci pronomi e non preghi. Pago del guardar passare, del vedersi invecchiare, del non leggere più, del correre a piedi, dell'incontrarsi a mezzanotte col proprio letto e non aver più nulla da dirsi. Perchè dire non è tutto, anzi dire non è niente. Non si traduce ogni cosa, non si può uccidere tutto. Di banalità hai barattato la tua strada in salita. L'ovvietà ce l'hai servita a tavola al posto delle tue lacrime decedute. Non posso più ascoltarmele scivolare. La palestra di liberazione, lenta mi porta sul mare d'autunno, che fischia di salsedine a chi sa ingoiarla. Ritorna muto, rimpara l'analfabetismo, torna a guardarti cieco, affoga nel silenzio sordo. Scava il respiro come un minatore stanco, eccolo il deserto perso.
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venerdì 18 maggio 2012

Naufraghi


Ci sono naufraghi che cercano la propria isola deserta in orizzontale. Scappando semplicemente. Sentono nelle orecchie quello stridere graffiante dei contemporanei e allungano le pieghe delle coperte, fra loro e il mondo. Fuggono via, fuggono in continuazione, scappano dai volti, dalle voci, dalle case, dalle strade, dai luoghi, dai discorsi, dalle incomprensioni, dalle risate, soprattutto dalle risate, più che dai sorrisi. Fuggono dalle parole, quei suoni lasciati cadere, lanciati, scagliati, vomitati, subiti. Cercano il silenzio, lontani, prima dalla propria lingua, poi una volta a galla nelle altre lingue, fuggono anche da queste. Fuggono da ogni comprensione, cercano il deserto, il proprio incomunicabile immenso deserto. Sembra che abbiano più fondo dentro in cui affogare, che nelle mille piazze, nei lunghi discorsi, negli infiniti suoni lasciati a macerare al sole. In fuga dalla parola, ognuna inutile per ogni deserto, ognuna equivoca ed assassina. Sono questi i naufraghi che diventano eremiti. Mettono chilometri dal mondo in orizzontale. Altri naufraghi invece, talmente disprezzano il mondo, che preferiscono scalarlo. Salirci sopra per poter rubare aria più pulita, per non doversi consumare di ossigeno putrido, tossito, respirato. Tanto vomitano la nausea per quelle voci ruttate, che presi da claustrofobia, cercano la luce e non gli resta altro che scalare, per poter guardare tutto dal di sopra, nel silenzio imbottito. Tranquillizzati, il loro respiro si fa più calmo, più regolare in vetta. Guardano quel postribolo dall'alto e da lì su - ovattati e senza rumori - quel degrado può apparire anche romantico, ma solo da lassù.

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mercoledì 9 maggio 2012

Recensioni Minime: Il corpo estraneo


Recensioni Minime
Il Corpo estraneo (Marco Montanaro) - Caratteri Mobili

Un uomo bagnato fradicio cammina nel fango e attraversa i corpi. Si masturba molto ma con poco successo.

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lunedì 7 maggio 2012

Recensioni Minime: L'apprendista libraio


L’apprendista libraio (Stefano Amato) - autoprodotto
Un ragazzo trentenne con le scarpe di tela, viene assunto in una libreria siracusana. Clienti fastidiosi e frustrati gli rendono la vita impossibile, ci resterà 5 anni con l’unico desiderio di licenziarsi. Fuori di lì sembra Bukowski, con meno alcool ma molte più donne. Il laissez-faire di lebowskiana memoria trova terreno fertile nella placida terra degli aranci.

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venerdì 4 maggio 2012

Recensioni Minime: Previsioni del tempo


recensioni minime
Previsioni del tempo (Wu Ming)  - Einaudi Editore

Un camion porta carcasse di maiali da Napoli a Bologna. Il camionista suda, guida, mangia e caca. L’altro pippa , spara e ingoia Malox. Qualcuno li insegue.

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Recensioni Minime


Così ho pensato - mentre leggevo - che potevo - per così dire - liofilizzarlo.
Un po' come quando, ti chiedono "Hai letto quel libro? Di che parla?"
Ecco io di solito cerco di ridurre il tutto in minimi termini.
So che la cosa potrebbe risultare alquanto fastidiosa, come dire di una Piramide che è una "costruzione egizia", ma di questi tempi barocchi è bene che qualcuno pensi ai dadi per brodo.
Premetto - ma perché poi - che non ho la benché minima pretesa letteraria tanto meno critica su nulla (sul nulla). 
Così non sapendo da quale libro partire ho deciso - come si dice dalle mie parti - di prenderlo alto il parete. Credo proprio che partirò da Wu Ming (un giorno o l'altro la pagherò per questo).
Bene buona lettera, premunitevi di cannucce.

«L'uso liofilizzato che - come si chiama? - il rasputin, ha fatto della letteratura è un uso criminoso!» 
                                            Ciascheduno 
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venerdì 27 aprile 2012

Resistenza Toponomastica




«In un impeto di ribellione per tanta imbecillità in quei giorni anche il busto di Lenin cominciò a lacrimare»
Offlaga Disco Pax - Piccola Pietroburgo

La pipa di Pertini sbuffa furiosa, mentre cammina nel vialetto della sua trincea. Il suo passo nervoso e veloce, a dispetto della sua statura, lo rendono al tempo stesso simpatico e autorevole, un vecchio partigiano severo e incredibilmente dolce. Il miglior presidente, disse qualcuno, sicuramente il più romantico. Sandro ricorda i tempi lontani della sua gioventù ardimentosa. La fuga in Francia, il ritorno, la condanna. Ha ancora gli occhi lucidi al pensiero di quel suo grido nel tribunale fascista che lo condannava «Abbasso il fascismo! Viva il socialismo!». I tormenti della madre, che ne chiese la grazia e il suo commovente strazio, di fronte a quella sofferenza universale. Il ricordo tenero dell’abbraccio materno lo porta verso gli ultimi passi della sua trincea, piccolissima trincea di paese, per un grande piccolo uomo, come lui. Di fronte, scorge una figura di spalle, china su un piano mentre esegue un notturno. Pertini gli s’avvicina silenzioso, rimane muto, assaporando quello note dolci accarezzare il fumo della sua Pipa. Terminato di suonare, i due sguardi si incrociano, e Sandro con la sua voce calda e commossa chiede «Immagino che lei sia Chopin, il compositore». L’altro lo guarda sorridente e aggiunge «Sì in persona, lei dev’essere Pertini. Non l’ho mai conosciuta dal vivo, ma mi hanno parlato molto di lei». Pertini accomodandosi al suo fianco ribatte incuriosito «davvero?» - «Certo» prosegue l’altro «mi hanno detto che lei è un romantico moderno, di un secolo nuovo che noi non abbiamo conosciuto. Certo poi è strano che l’abbiano messa qui, insieme a tanti musicisti, non lo trova un po’ bizzarro? Non si sente fuori posto?». Sandro guarda verso l’orizzonte. Girandosi d’un lato, scorge fra gli alberi un altro sognatore, anch’egli con lo sguardo all’orizzonte: Colombo, navigatore e scopritore, a circoscrivere un quartiere dedicato a dei sognatori musicali. «Al contrario, le dirò, non potevano che farmi regalo migliore, per la mia eternità che lasciarmi qui, nella pace della musica, dei compositori, della più leggiadra delle arti. Che soave riposo mi sarebbe concesso. Ma neanche qui m’è risparmiata la sofferenza, neanche qui la pace, tantomeno ora, posso dirmi libero dai tormenti e tribolazioni della mia vita, donata alla libertà». Chopin lo osserva preoccupato e sussurra «sarà mica colpa di quello lì? L’altro nuovo? Quel gran parco che hanno piazzato oltre la sua trincea?» Pertini ricambia con due occhi di fuoco, spiegando tutto con quelli, aggiungendo, dalla sua bocca solo una parola «Certo!». Chopin, sapendo di non poter nulla, contro quella tragedia fuori dal suo tempo, torna con un leggero inchino della testa al piano, potendo regalare solo quella pace. Pertini si girà e continua il suo andare, questa volta verso la direzione opposta. Si ritrova ancora più agguerrito di prima. Tremendamente infuriato. Un fuoco che si sparge per una via, la sua, piuttosto piccola. Come dimenticare allora il volto del caro compagno Antonio, per poco tempo compagno anche di prigionia, in quella vicina Turi. La lotta partigiana, su per i monti, l’odio insopprimibile per le carogne fasciste, disprezzatori della libertà, vili, codardi, venduti allo straniero. Dover salvare la patria, il popolo italiano, da quella feccia. Poi il meraviglioso 25 Aprile, la liberazione, l’urlo nella radio a Milano, urlo di gioia e ribellione «Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire». I suoi ricordi pieni di ardore finiscono fra altrettante note furiose. Sandro le riconosce subito. “La Cavalcata delle Valchirie”. Wagner anch’egli di spalle dirige la sua orchestra sprigionando tutte le forze, i tormenti, le angosce e il dramma di un’esistenza. Pertini non vuole fermarlo, interromperlo, né interrogarlo. Rimane in silenzio nella sua trincea ad ascoltarlo. Dall’altra parte della trincea, ancora il nemico, ancora e sempre uguale a quel che combattemmo sui nostri monti in Spagna. Uguale è la canzone che abbiamo da cantare: Scarpe rotte eppur bisogna andare!
Qualche strano e discutibile amministratore pubblico aveva deciso di sotterrarlo lì Pertini. Come fosse una salma inutile, o ancor peggio utile. Utile per poter accontentare e placare quanti nutrirono il disprezzo per un parco, un gran bel parco, dedicato a quella canaglia di Almirante. Per un utile scambio bipartisan, in una zona piena zeppa di musicisti, barricato dietro quel parco, c’è lui: il grande partigiano Pertini! Che disgustato rimane in trincea a combattere il nemico fascista di sempre. 
Almirante: firmatario ed estremo difensore del Manifesto della Razza, arruolato tra le fila della Repubblica fascista di Salò. Nel 1944 firmò un manifesto in cui si decretava la fucilazione dei partigiani “sbandati”. Fondatore e segretario del partito neofascista MSI nel dopoguerra. Lo stesso Almirante accusato di apologia del fascismo nel ’47. Rappresentante di quel movimento che per tutta la sua esistenza è stato contiguo con gli ambienti dell’eversione nera e della P2, nei dichiarati intenti di attacco agli organi costituzionali dello Stato, e dalle cui sezioni sono usciti gli assassini di Benedetto Petrone.
Compagno partigiano Pertini. Resisti! Dietro le trincee della tua piccola via. La lotta contro il fascismo non è ancora finita. Questa battaglia tutta toponomastica, ti vede degno rappresentante della Repubblica, della libertà, e della democrazia. Forza Sandro!

 « Non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà » (Sandro Pertini) 

 - Nella seconda metà degli anni '90 l'amministrazione comunale di Putignano (Ba), guidata dal Maggiore dell'Areonautica Marco Galuzzi (centrodestra) sotto la spinta dei residenti della zona di "Putignano 2000" decide di creare un parco. Incurante delle scelte dei residenti, il sindaco sceglie, dato lo sdoganamento a destra dell'era Berlusconi, di affibiare a quel parco il nome di Giorgio Almirante. La scelta appare piuttosto sgradevole per i cittadini del quartiere, specie se si tiene conto che tutte le vie di quella zona sono dedicate a musicisti famosi. Per far "ingoiare la pillola" allora, decreta al contempo di dedicare una piccola via adiacente al presidente della repubblica e partigiano Sandro Pertini -

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