"Consiglierebbe la carriera di scrittore?" mi chiese uno degli studenti.
"Stai cercando di dire amenità?" gli chiesi.
"No, no parlo seriamente. Consiglierebbe la carriera di scrittore?"
"È lo scrivere che sceglie te e non tu lo scrivere."

Charles Bukowski

lunedì 24 gennaio 2011

Il Lavoro vende liberi


Vite in vendita.
Vite in affito.
Locasi manodopera mai utilizzata. 
Vendo capacità cerebrale certificata da laurea triennale per utlizzi multipli. 
Si fittano arti superiori per uso meccanico no peridtempo chiamare ore pasti. 
A.A.A. studentessa in Lettere Moderne vende sue conoscenze per ripetizioni serali.
Una borsa d'offerte e annunci scandisce un tempo feudale.
Una servitù della gleba al servizio del mercato.
Non ho tempo da perdere. Il tempo è denaro.
Il mio tempo è denaro. La mia vita è il mio tempo. La mia vita è denaro.
Vedesi tempo. Vendesi denaro. Vendesi vita.
Orari ceduti. Vite compassate della futura modernità borghese.
Non più schiavi. Non più servi della gleba. Ma di un orario di lavoro. 
Puttane del denaro. Siamo.
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domenica 16 gennaio 2011

Decadance

Con questo post inizia il primo esperimento di  
Musiracconto: immaginate di leggere un racconto, veder scorrere attraverso la lettura delle immagini e nel frattempo, come in un film, accompagnare tutto questo con un sottofondo musicale, in grado di timbrare le scene e le emozioni...

 Spingi Play prima di iniziare la lettura

Decadance

Si svegliò da quel sonno agitato. Il suo cuore era un timpano che scandiva un tempo sempre più greve e rapido. Insidioso. Iniziò a sentire il cuore muoversi, scalpitare, sentì quasi il suo liberarsi dalle catene del torace ed iniziare ad arrampicarsi fra le costole. Un urlò lancinante strappò la sua voce quando il cuore affossò i suoi artigli nella gola, che ormai sembrava esplodere. Le vene sulla fronte incandescenti pulsavano all’impazzata. Si infilò una mano sino in fondo alla gola nel tentativo di strapparsi il cuore, ma fu il cuore ad avere la meglio. Una volta riestratto il braccio, sputò la mano ai bordi del letto. Non ebbe altra scelta: avvolse il braccio sinistro, ancora dotato di arto, attorno al collo sino ad impigliare le unghie nella carne viva e pulsante della sua nuca. Avvolse anche il destro attorno al collo, ma nel senso opposto. Fu uno scatto improvviso e si stacco la testa. La teneva penzolante per la nuca con l’unica mano libera. I suoi occhi guardarono sdegni il collo vuoto che spruzzava sangue come una fontanella, poi si lanciò. E fu il vuoto.

Atterrai in una caverna putrida, ribollente di escrementi, sangue e sperma. I vapori malsani esalavano sino alle infinte volte mentre orde di vermi si imbrigliavano fra di loro. Pian piano affondai in quella melma immonda e mi ritrovai a nuotarci dentro. Mentre cercavo di liberarmi da quel disgusto vidi apparire orde di corpi femminili nudi con schermi al posto della testa. Si avvinghiavano fra di loro in quel letame, le loro mani sguazzavano putride fra le fiche ed i seni plastificati, abbondanti. Mentre da lontano scie di cazzi coronati nuotavano spediti in quel cerchio orgiastico. Si infilarono spediti fra gli ani e le vagine di quelle donne, come frecce lanciate da un arciere. D’un tratto fuoriuscirono dagli orifizi ed iniziarono a manganellarsi fra di loro. Ero una testa sul punto di esplodere. All’improvviso in lontananza, sciami di vermi provavano a cibarsi dagli avanzi di quel letamaio. I cazzi si fermarono improvvisamente, si voltarono a guardare quei vermi e all’unisono avanzarono spediti verso di loro. Fu una strage. I cazzi sprangarono fallici gli inermi invertebrati, il sangue che ne fuoriuscì eccitò ancor di più le loro membra. Le vene pulsavano feroci fra le pareti delle loro epidermide. Corsero spediti verso i corpi femminili, ed una ondata di sperma cosparse la loro pelle putrida.
Mi voltai e tentai di fuggire da quel disgustoso spettacolo ma una forza oscura mi trascinava vorticosamente verso il basso e con me tutto quel mondo disgustoso. Alla fine fui risucchiato in un buco e ricaddi nel mio letto.

Vidi sul tavolo la mia macchina da scrivere, mi volta e sorpresi le mie mani a masturbarsi. Sorprese dalla scoperta le mani si fermarono mi presero lentamente per le orecchie e conficcandomi gli indici nelle cavità degli occhi, mi strapparono i bulbi con forza. Poi risistemarono quella testa vagante sul suo giaciglio naturale, mi appoggiarono sul mio collo. Ma senza veder più niente. Sarà per questo che dicono che masturbarsi rende ciechi. Io da allora non vedo più niente, ricordo quel vago senso di disgusto fuori di me, ma dopo aver visto il disgusto di me, preferì accecarmi. Per non vedere.

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lunedì 13 dicembre 2010

Unghie sull'Atlantico


Se c’era qualcosa che il capitano Marrison non sopportava erano i mozzi con gli infradito ed i sottoufficiali che si mangiavano le unghie. Ma purtroppo per il capitano Marrison in quella nave erano arruolati i fratelli Carpenson: John e Mattia Carpenson, rispettivamente mozzo con la passione per gli infradito e sottufficiale della marina, noto nelle cronache del suo villaggio per un intervento chirurgico di ricostruzione d’unghie.

Per placare l’ira provocata da quelle due teste di cazzo, il capitano Marrison affogava il suo mal di mare nell’alcol. Proprio così, il capitano Marrison con alle spalle quattromilatrentadue traversate, cinquecentoquarantacinque combattimenti navali, quindici medaglie al valor militare, e tre stelle d’oro della Corona, soffriva di mal di mare. Un segreto che aveva rivelato in vita sua solo ad una persona, durante la prima guerra mondiale, mentre gli premeva il grilletto sulle tempie: era il generale Shwairstel, ufficiale dell’esercito del Kaiser.

Mentre il capitano Marrison era in sottocoperta a sorseggiare il suo whiskey scozzese invecchiato di 30 anni al piano superiore i fratelli Carpenson discutevano animosamente sul campionato inglese di Football. Mattia riteneva che il Manchester United nell’attacco era molto più veloce e preparata del Liverpool a cui invece mancava la necessaria fantasia. John invece riteneva che il Liverpool conservava quel sano spirito proletario che gli conferiva quella forza spartana in grado di spezzare qualsiasi squadra: “Hanno le palle d’acciaio quelli del Liverpool”.

Il capitano Marrison tollerava quei discorsi futili sulla sua nave, diceva che lo spirito di un marinaio in mezzo al mare è teso come quello di un uomo nel momento in cui cade da un dirupo. Per rilassare le corde di una truppa è necessario tranquillizzarsi con le banalità che sanno di quotidiano. Lui invece, il capitano Marrison, sfibrava le corde tese del suo animo attraverso un hobby che si portava dietro da anni, per la precisione dal suo primo viaggio in nave, era il 1890 lui aveva 16 anni e non trovò di meglio da fare per scongiurare le sue paure che tagliarsi le unghie dei piedi e delle mani. Ma una volta terminata quella pratica, seppur condotta con la massima calma e lentezza, dovette arrendersi nel trovare un’altra occupazione che lo rendesse calmo, fu cosi che iniziò a costruire un veliero di unghie. Ora 35 anni dopo era arrivato quasi alla fine dell’opera aveva completato l’intero corpo della nave, gli alberi, le sottocoperte, il bompresso, persino le panche e le sedie erano rifinite nei minimi dettagli, mancavano ancora le ultime vele e le rande. Era fiero il capitano Marrison della sua grande Unghia un’opera che custodiva tutte le sue avventure, i suoi amori, le sue sconfitte, le sue ferite, i tradimenti, le battaglie e le vittorie di 35 anni di marina. Un intero romanzo di unghie. Una vita in quel veliero.

Era mattina il sole splendeva alto sul battello in balia dell’Atlantico il comandante Marrison come ogni mattina usciva a respirare l’aria fortificante dello iodio. Mentre passeggiava sulla stiva notò il sottufficiale Mattia Carpenson mentre strappava dal dito medio della mano destra una linguetta sottilissima di unghia. Alla vista del capitano Marrison, srotolò completamente la linguetta, portò fulmineo la mano destra al cappello, sbatté i tacchi e con una smorfia della bocca sputò via la linguetta. “Buongiorno Capitano!”. Gli occhi del capitano Marrison si infiammarono di sangue, le sopracciglia si allungarono fino a sfiorare il cappello e dal profondo del suo stomaco urlò al sottufficiale Carpenson “Dannazione! Quante volte devo ripeterle che non tollero che su questa nave si manchi di rispetto alle unghie! Lei e tutti quelli come lei strappate dalla carne queste povere creature quando sono ancora in fasce, deboli, indifese, inoffensive, per cosa poi? Per sputacchiarle per terra, quasi fossero un rifiuto della vita, un’incombente presenza di cui vergognarsi e sbarazzarsi. Ma sa che le dico? Che sono le sue unghie a doversi vergognare di lei! Lei non ha neanche la minima idea di quale patrimonio rappresentino le unghie, lei non è degno di portarle le unghie, altro che strapparle” e cosi dicendo si avvicino al suo volto immobile e gocciolante di tremolante sudore, sfoderò dal taschino la sua mano sinistra da cui estrasse il mignolo, radice di un unghia profondissima e tagliente, una lama sporgente dalla sua mano che custodiva anch’essa da 35 anni, si da quel fatidico giorno in cui decise di risparmiare quel solo dito alla tragica decapitazione per onorare tutte le unghie e per conferir loro la giusta dignità e il giusto rispetto. Accarezzando il suo volto impaurito il capitano Marrison sussurrò “quest’unghia ha conosciuto nel medesimo istante il sangue e l’ultimo respiro di Mustafa Baku Hanım, ufficiale della Terza armata Ottomana e nel momento in cui si conficcava nelle sue carni, il capitato Hanim confessò che era un onore morire di quella nobile arma, dopo aver ascoltato la sua storia. Ebbene sottufficiale Carpenson voi non sarete degno di fare una fine simile, in quanto non può il vostro sangue avere l’onore di conoscere quest’unghia né tantomeno di condividere quest’onore con quello del coraggioso capitano Hanim”. Cosi dicendo gli strappò con la sua unghia un pelo sopravissuto alla rasatura. “Stia attento!” .

Il capitano Marrison non aggiunse altro fece due passi sicuri, si abbasso al pavimento e raccolse quella striscia di unghia sacrificata, tornò poi sottocoperta e con la massima serietà la posizionò nel veliero, a far da bandiera in cima all’albero maestro. “La tua prematura caduta non è stata vana, tu rappresenterai il riscatto per tutte quelle che fanno la tua stessa fine precoce. Dimostrerai a tutte che si può essere all’apice di un vascello pure essendo un unghia minuscola e col tuo fiero sventolare indicherai ai marinai la direzione del vento, la rotta da seguire”. Una lacrima solcò il volto del capitano Marrison, cuore duro, animo tenebroso come quello di ogni marinaio temprato dal fruscio del mare, ma dentro quella corazza trovava ancora spazio il gemito di un unghia.

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sabato 20 novembre 2010

Il Laboratorio di idee


Chiuse la porta di casa dietro di se, contò 5 passi nel vialetto poi si fermò, provò a pensare qualcosa ma non aveva idee. Controllò per bene nelle tasche. Niente erano vuote, solo un biglietto da 20 €. Tornò indietro verso casa, si fermò dinanzi alla porta esaminò con cura la serratura tonda. Vi infilò dentro la chiave, senza girarla, restò cosi immobile per circa un minuto poi l’estrasse nuovamente si rigirò verso il vialetto e di diresse questa volta senza esitazioni verso il supermarket in centro.

Il signor Bollettini camminava deciso e impassibile ma nel suo sguardo non si percepiva alcunché, una fredda e cinica idiozia faceva del suo volto una maschera inespressiva. Era a corto di idee. Entrò nel supermarket e si diresse senza esitazioni nel reparto idee. “Buon giorno che novità ci sono per questa settimana?”.

A dirla tutta il Signor Bollettini non era il solo a non avere più idee, non ne aveva più nessuno, nessuno era più in grado di crearle da solo o, come si diceva un tempo, nessuno era capace di partorire nessuna idea. Le idee si erano estinte e la gente vagava senza senso nel mondo lasciandosi morire dal proprio vuoto, nessuno produceva più nulla, nessuno aveva più un motivo per vivere o morire, l’intero mondo si lasciava cadere nell’ignavia. Fu a quel punto che i governi mondiali decisero di trovare una soluzione a questa pestilenza globale. All’inizio provarono a consultare i migliori scienziati e centri di ricerca del mondo, ma neanche loro avevano la minima idea sul cosa fare. I politici e i presidenti di tutto il mondo non riuscivano neanche ad elaborare false soluzioni, non realizzarono polemiche sul nulla. Non dissero nulla, anche loro erano privi di idee, persino di balzane idee. Gli unici che riuscirono a fiutare l’affare furono le multinazionali e i banchieri del mondo, che a dirla tutta non erano del tutto estranei a quella tragica estinzione. Si raccontava infatti che qualche decennio prima una ristretta cerchia di grandi capitalisti aveva ideato un piano per realizzare una montagna di quattrini attraverso un progetto che mirasse per l’appunto all’eliminazione di ogni idea, per poterle poi rivendere al giusto prezzo. Il piano fu studiato nei minimi particolari e attraverso una diabolica invenzione che ebbe largo successo nella popolazione, fu eliminata alla radice ogni tentativo di idea, non solo ma fu preclusa ad ogni persona persino la capacità di poter ideare qualsiasi idea. L’invenzione consisteva in una applicazione inserita all’interno di ogni schermo esistente, PC, televisore, palmare, navigatore satellitare, ecc che consentiva di connettere direttamente il cervello all’apparecchio senza la necessità di utilizzo di qualsiasi altra periferica, fosse essa tastiera, telecomando o mouse. In realtà quest’applicazione nascondeva il segretissimo virus che pian piano allineava le onde cerebrali da dove partivano le idee riducendone a zero le potenzialità.

“Buon giorno signor Bollettini oggi abbiamo idee politiche di ultima qualità ideali per conversazioni brillanti ottime per le elezioni alle porte, molti attuali deputati hanno acquistato la versione precedente ed ora hanno fatto una brillante carriera” il signor Bollettini lo guardò sorridente ed esclamò “no, no, per carità non ho alcuna intenzione di impicciarmi di rompicapi politici, piuttosto non ha qualcosa non so, di delicato, sofisticato al punto giusto, sa ho una cena importante sabato prossimo e vorrei far bella figura” – “perfetto!” soggiunse il commesso “sono arrivate proprio l’altro giorno delle interessantissime idee filosofiche e in omaggio anche tre idee su sociologia, il senso della vita e come ottenere successo, vedrà con queste farà un figurone”. Subito il signor Bollettini apparve interessato all’offerta “e mi dica di che marca sono queste idee?” – “sono della Marphin signore, ma se vuole abbiamo anche l’ultima versione filosofica della Cristal ma lì il prezzo aumenta, sono idee più sofisticate e corpose fatte attraverso un processo molto più lungo e artigianale” Il signor Bollettini ci pensò su e domando “quanto vengono quelle della Marphin?” Il commesso consultando il catalogo soggiunse “dunque l’offerta della Marphin con le tre idee in omaggio vengono 15 €, mentre la Cristal viene sui 35 €” Bollettini restò qualche secondo in silenzio meditando l’offerta, dopodiché sentenziò “Guardi per l’uso che ne devo fare vanno bene quelle della Marphin” – “Benissimo!” esclamò il commesso, “vuole che glie le incarto?” – “no grazie, non ce n’è bisogno”. Il signor Bollettini si recò alla cassa e pago le idee.

Massimo Carpelli lavorava da 5 anni in quella fabbrica. Ricordava ancora il primo giorno di lavoro, il direttore gli indicò il suo posto esordendo “Signor Carpelli benvenuto nel Laboratorio di Idee Marphin. Si ricordi, qui noi ideiamo tutto per tutti!” il suo compito era quello di prendere tutte le matrici di idee già esistenti e catalogate dalla Marphin, idee provenienti dalle prime civiltà umane fino ad arrivare ai giorni nostri, comprese quelle già realizzate dalla Marphin e combinarle fra loro cercando di creare delle “fragranze” di idee in grado di competere sul mercato e colpire il pubblico, idee che sarebbero ovviamente state registrate “Laboratorio di Idee Marphin”, ognuno poi avrebbe potuto acquistarle diventandone proprietario, ma solo di quel singolo esemplare di idea, prodotto e commercializzato in serie dalla Marphin. Era la tua idea Made in Marphin.

Nel Laboratorio di idee il settore ricerca in cui lavorava Carpelli si ingegnavano nel realizzare idee sempre più all’avanguardia, Carpelli ad esempio si occupava di filosofia ed ideò il modello SuperProl® che consisteva in una originale combinazione delle teorie marxiste con quelle superomistiche di Nietzsche. Nella sostanza si affermava che nella lotta di classe contro la borghesia il proletariato in quanto ultima classe rivoluzionaria completava la nascita del super uomo che eliminava il vecchio e superato uomo umano, troppo umano, rivoluzionando i sistemi di produzione al di là della morale e del bene e del male.
Nell’ufficio affianco a quello di Carpelli c’era il settore politica in cui si commissionavano programmi, slogan e idee politiche per i partiti, in alcuni casi sorsero persino nuovi partiti direttamente dal settore politica del Laboratorio di Idee Marphin. L’ultima novità del settore consisteva nell’idea di eliminare il parlamento ed i parlamentari troppo onerosi, oziosi ed inefficienti per le casse dello Stato, sostituendoli con un forum in cui la gente avrebbe potuto votare on-line le proposte governative. Plebinet®
Oltre questi c’erano anche il settore economia, sociologia, sport, bricolage, lavoro, architettura, informatica, tempo libero, divertimento, in poco tempo si svilupparono idee per ogni utilizzo, arrivarono addirittura a creare un settore in cui realizzavano idee per libri e romanzi. Scaffali interi di supermercati grondavano idee prezzate.

Il Signor Bollettini torno a casa soddisfatto del suo nuovo acquisto ma con la sua aria sempre vuota e inespressiva camminando verso casa vide un fulmine colpire un albero non molto distante e per lo spavento si blocco, fu allora che gli venne in mente l’idea di un mondo in cui la gente non avesse bisogno di acquistare idee, ma che esse nascessero libere come funghi nella testa della gente, senza ordine, né matrice, né prezzo. D’improvviso il signor Bollettini fu sorpreso da quella riflessione, e si chiese fra sé e sé chi diavolo gli avesse messo quella idea in testa, da chi l’avesse comprata, e come ci fosse finita la dentro. Forse era inclusa nell’offerta speciale o forse qualche Hacker l’avrà inserita di nascosto. “Certo è” penso Bollettini “che balzana idea, quella delle idee libere”.

Pubblicato su Mythos di Novembre
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venerdì 29 ottobre 2010

Or not to be


alle volte vorrei solo lasciarmi trasinare dal vocìo bisbigliato della piazza. dal vuoto incolmabile dei passi sull'asfalto bagnato. alle volte vorrei liberarmi dal peso di ogni quotidiano, dalla gravosa ancora delle ultime notizie. Vorrei, alle volte, riposare su nuvole di passioni. distruggere il sovrano col mio silenzio e accovacciarmi nudo fra le dita callose di una discussione da bar.

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sabato 9 ottobre 2010

L'Eccellenza Pugliese


Il giornale del Corso 09/05/2009
Pag. 12
-LA VIRTUS JONICA CONQUISTA L’ECCELLENZA-
“La grandiosa stagione della Virtus guidata dal nuovo presidente Michele Fasano raggiunge il suo meritato traguardo. Domenica scorsa nella finale dei play off contro il Putignano stravince con un meraviglioso 4-1 regalando ai propri tifosi la gioia della meritata promozione”

La tazzina di caffè si chinò per l’ultima volta sulle labbra dell’attempato tifoso della Virtus. La mano lenta sfogliò l’ultima pagina del giornale, dopodiché lo depose sul bancone dei gelati, si strofinò la gobba del naso macchiata di caffè e uscì felice dal bar.
Michele Fasano era un imprenditore edile del paese che un anno prima aveva deciso sotto la spinta dei tifosi e dietro acuto suggerimento di consiglieri a lui vicino, di comprare la Virtus una squadretta che giocava ormai da decenni fra la promozione e la prima categoria ma che ciò nonostante contava un discreto numero di supporters. Non ignorava infatti che con un discreto investimento avrebbe potuto garantire alla squadra qualche stagione di successo in grado di scaldare i tifosi, un capitale umano che al momento opportuno sarebbe potuto tornargli utile.

***

Il giornale del Corso 11/07/2009
Pag. 6
-LA EDILWIND PRESENTA IL PROGETTO PER UN GRNADE CENTRO TURISTICO-
“È di martedì scorso la notizia che la Edilwind, di proprietà del dott. Michele Fasano, ha presentato al comune un mega progetto per un grande centro turistico in grado di intercettare e promuovere l’immagine della nostra cittadina. Il progetto prevede un grande albergo, una ventina di villini con giardino, piscine, centri benessere, una piazzetta attrezzata, bar, ristoranti ed addirittura una discoteca. Il piano che secondo le stime garantirebbe circa 400 posti di lavoro, deve ottenere il via libera della commissione prima e del consiglio comunale poi dato che sorgerà in una zona attualmente agricola. “
Pag. 13
-GRANDI ACQUISTI PER LA VIRTUS-
“La virtus si prepara al meglio per la nuova stagione in Eccellenza. Promossa a pieni voti infatti dallo scorso campionato, il presidente Fasano mantiene le promosse di una campagna acquisti coi fiocchi. Pare infatti che siano ormai certi l’arrivo di Domacchio, che ha disputato uno splendido campionato nel Lucera, Conti dal Liberty Molfetta e Gervasoni dal Pisa. In oltre pare che la squadra locale sia in trattativa per l’ingaggio di un difensore centrale in grado di dare miglior assetto difensivo alla squadra e, questo potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane con l’arrivo di Ametrano dal Bisceglie o addirittura Chiarelli dal Matera neopromossa in C2.”

Le sue dita grosse e callose premevano come una spugna il grosso sigaro cubano. Fissò per un attimo la sua testa incandescente e subito dopo lo porto alle labbra, succhiando la spugna. Il fumo si sprigionò violento fra le pareti dell’ufficio, nella penombra creata dalla lampada sulla scrivania di mogano. Fu allora che bussarono alla porta – Avanti! – La porta si aprì di scatto ed un uomo tarchiato e robusto si avvicinò alla scrivania del dott. Fasano – Allora Michele, ci siamo messi in testa di fare Milano 2? – la risposta fu lapidaria – La squadra già ce l’ho - i due scoppiarono a ridere all’unisono mentre l’uomo tarchiato si accomodò nella poltrona in pelle. Fu Michele che iniziò il discorso.
- Franco, non perdiamoci in convenevoli sappiamo bene entrambi perché siamo qui. Tu sei il sindaco è quel progetto deve essere approvato, bisogna modificare il piano regolatore.
- Ma sai, non è cosi facile, questo tipo di sviluppo del paese ha bisogna di un certo equilibrio, è una questione grande per altro, cazzo tu vuoi creare una città intera li, tieni conto poi che la mia maggioranza è quella che è ci sarà sicuramente qualche consigliere a rompere le palle, per non parlare dei cittadini, manifestazioni…
-Franco, ma di che manifestazioni stai parlando? Ma lo sai come vanno ste cose, ma hai idea di quanti posti di lavoro ci sono in gioco? E tu pensi che qualche ambientalista possa metterti in pericolo? Ricordati che l’anno prossimo si vota…
-Appunto Michè, tu mi vieni a mettere sta bomba mo, almeno aspetta le elezioni che poi con comodo…
-Tu nan si capit nu cazz. Ora ti spiego con calma la questione. Quest’anno il campionato è più importante, quest’anno giochiamo in eccellenza, e noi vogliamo vincerlo sto campionato Franco.
-Michè ma mo che cazzo c’entra il campionato?
- C’entra c’entra… Secondo te Fra’ perché sto spendendo tutti sti soldi per sta squadra? Pensi che c’ho soldi da buttare io? Il discorso e geometrico. Io c’ho sta squadra perché il calcio è la migliore garanzia di popolarità, se la squadra vince io vinco e sarò per tutti un eroe. La luce del successo può spostarsi anche su di te se ci muoviamo bene, e tu sai quanto questa luce può essere importante in vista delle elezioni. Ora io sto investendo su questa squadra, se il piano andrà in porto potrò garantirgli successi e promozioni, questo si traduce in più tifosi. Questi tifosi ci torneranno utili per le elezioni, se vinciamo l’eccellenza io mi candiderò come consigliere e mi porterò dietro insieme ai miei anche molti dei voti ultras, ma la cosa più importante che devi capire è che se tu ti mostri vicino alla squadra, se ti dimostri come il sindaco della squadra, se insomma facciamo in modo che anche tu possa godere di questa luce allora al di là di me il tuo volto sarà associato a quello del successo della squadra e la gioia del campionato sarà freschissima con quella delle elezioni. E Forza Viiirtuus che siamo tantissimiii!!! Ahaha! –
-Certo Miche’ il tuo ragionamento non fa una piega, ma non pensare che sarà facile, il consiglio è pieno di scassa minchie e l’opposizione è pronta a prendere la palla al balzo…
-Franchino non ti preoccupare uscirà qualcosa anche per te, vediamo di intestare prima dell’approvazione della modifica del piano regolatore qualche terreno a qualche parente tuo, o insomma qualche cosa in tutto sto parco giochi si trova, non ti preoccupare Franchino, c’è posto a tavola.

***

Il Giornale del Corso 12/12/2009
Pag. 3
-MAGGIORNAZA DIVISA: SPORTELLI SI OPPONE AL CENTRO EDILWIND-
“Nell’ultimo Consiglio comunale è andato in scena lo sfaldamento della maggioranza a pochi mesi dal voto. Il consigliere Paolo Sportelli infatti è stato molto critico nei confronti dell’approvazione della variazione del Piano regolatore e dell’approvazione del progetto turistico Edilwind. Sportelli denuncia: “Questo provvedimento contiene in se una vergognosa speculazione terriera, oltre che un gravissimo piano di distruzione del piano urbano, i piani regolatori dovrebbero servire a delineare uno sviluppo equilibrato della città, qui invece si stravolgono gli equilibri economici, ambientali, culturali e urbani del Paese”. Il sindaco e il resto della maggioranza invece fanno quadrato respingendo le accuse e chiarendo che questa opportunità al contrario costituisce una manna per la nostra cittadina dal punto di vista economico, turistico e dei posti di lavoro. Al momento però con questi numeri e la defezione di Sportelli il piano non può essere approvato.”

Il Giornale del Corso 23/01/2010
Pag. 15
-VIRUTS JONICA: ADDIO SOGNI DI GLORIA?-
“Quarta sconfitta consecutiva per la Virtus Jonica quella di sabato scorso contro il Manduria. Un campionato che sembrava iniziare sotto i migliori auspici e che vedeva la Virtus in pole position per la promozione alla serie D, vede ora un drastico arresto. Inspiegabile per altro le defezioni nelle ultime 3 partite di Gervasoni e Chiarelli. L’allenatore Gigante getta acqua sul fuoco, parlando di sfortuna e lieve calo fisico della squadra subito recuperabile, ma in realtà sembra che neanche lui ci creda fino in fondo.”

***

Giovedì 4 Febbraio 2010 ore 11.07 – Ufficio del Sindaco.
La scrivania era piena di carte, documenti, appunti, penne, post-it, sigarette, persino una medaglia. Michele Fasano si avvicinò al Sindaco Simoncini, gli strinse la mano e guardandolo fisso negli occhi sospirò – Allora Franchì abbiamo deciso di retrocedere – il sindaco mantenne lo sguardo su di lui e soggiunse – Sei tu il presidente Michele, non io - Michele si accomodò sulla poltrona in pelle accavallo le gambe unì i pollici battendosi le dita all’altezza del petto e guardando verso la fotografia del Presidente Napolitano aggiunse – C’hai ragione e tu sei il sindaco e stai perdendo un’opportunità, il piano e fermo e cosi non và – Franco Simoncini si chinò sullo schienale della sedia e accendendosi una sigarette ammise – Lo so, lo so, Miche’, ma sai bene qual è la situazione, io ho fatto il possibile, sono riuscito a far digerire la cosa a tutta la maggioranza, ma quella testa di cazzo di Sportelli non lo smuovi e io te l’avevo detto che avrebbero rotto. Per altro tutta questa storia invece di rafforzarmi mi ha indebolito ed ora a 3 mesi dalle elezioni mi ritrovo con una maggioranza spaccata. Michè e’ qua mo sei tu che mi devi, anzi ci devi togliere le castagne dal fuoco – Fasano si infilò una mano nella giacca ed estrasse il cellulare, iniziò a spingere pulsanti rassicurando il sindaco – Va bene Fra’ sta cosa vedremo di risolverla, ma quello stronzo me la pagherà. Io mi faccio un giro di consultazione. Tieniti pronto che fra qualche giorno arrivano i rinforzi.

***

Il Giornale del Corso 13/02/2010
Pag. 4
-ATTACCO INCENDIARIO NELL’ABITAZIONE DEL CONSIGLIERE SPORTELLI-
“È di martedì scorso la notizia di un attacco incendiario presso l’abitazione del consigliere comunale Paolo Sportelli, per fortuna i danni sono minimi e riguardano solo il portone dell’abitazione. I fatti: Lunedì sera verso le 23.00 Sportelli, dopo essere tornato da una riunione di maggioranza, si recava a casa quando ha subito notato del fumo proveniente dalla sua abitazione. Giunto sul posto ha notato che il suo portone andava in fumo, subito ha allertato i vicini che con secchi d’acqua ed estintori sono facilmente riusciti a domare le fiamme. Immediatamente Sportelli ha chiamato i Carabinieri che giunti sul posto hanno notato pezzi di vetro sparsi per la zona, deducendo cosi che l’incendio sia stato causato da una bottiglia Molotov. Sportelli però non pare preoccupato e denuncia: «L’incendio non è niente di grave, ma di certo è preoccupante il segnale che si vuol mandare alla mia persona, credo sia fuor di dubbio che l’incendio sia dovuoa alla mia azione politica, evidentemente sto dando fastidio a qualcuno, ma non mi farò intimidire». I militari al momento hanno aperto un fascicolo verso ignoti.”

Il Giornale del Corso 20/02/2010
Pag. 2
-MARINELLI E CASTELLANA PASSANO IN MAGGIORANZA-
“Che l’atmosfera fosse incandescente e gravida di novità lo si era capito già dalla settimana scorsa, ma nell’ultimo consiglio comunale di mercoledì scorso è andata in porto la definitiva rottura dei due consiglieri dell’opposizione Giorgio Marinelli e Piergiorgio Castellana che passano cosi nella squadra del sindaco. Le loro fibrillazioni all’interno del partito erano datate e gli umori non erano dei migliori. Mercoledì scorso però è avvenuto l’atteso epilogo, i due votando a favore di un provvedimento sul piano regolatore proposto dalla maggioranza decidono di non seguire le indicazioni del proprio partito e di votare a favore del provvedimento aggiungendo la volontà di entrare nella maggioranza per incompatibilità con la vecchia compagine. Al nostro giornale Marinelli dichiara: «La nostra decisione è stata dettata da una divergenza sempre più crescente che si respirava nel nostro partito. La goccia ultima è stata il provvedimento per il Piano Edilwind, dove l’opposizione si era mostrata incomprensibilmente contrario per partito preso, non capendo che questo rappresenta un’importante crescita per il nostro paese».

***

Quarantunesimo del secondo tempo, Chiarelli scatta sulla fascia sinistra, dribla con un meraviglioso gesto tecnico il centrocampista del Corato, si accentra sulla tre quarti, passa per Gervasoni, quest’ultimo per Battelli che avanza con la palla al piede, finta verso il difensore avversario, verticalizza per Damacchio, tiro al limite dell’aria, traversa Gervasoni si fa trovare pronto sulla sinsitra e con un colpo di testa insacca la palla decisiva in rete. Virtus Jonica 2 – Atletico Corato 1. La Virtus vince i play-off e conquista la storica promozione in serie D.
La gioia fra gli spalti è incontenibile, al triplice fischio dell’arbitro un tripudio di paese invade il rettangolo di gioco portando in trionfo gli eroi della Virtus, fra le facce esultanti quella del Presidente Fasano e del Sindaco Simoncini, che dimostrano il loro attaccamento sentimentale e viscerale a questa meravigliosa squadra, orgoglio del paese tutto. I tifosi si avvicinano al presidente e lo prendono fra le gambe portandolo in giro come trofeo, poco più tardi toccherà la stessa fine al Sindaco, apparentemente alticcio di qualche spumante di troppo. La Virtus conclude vittoriosamente l’eccellenza.

Il Giornale del Corso 24/04/2010
Pag.10
-LA VIRTUS CONQUISTA LA D-
“2 a 1. La Virtus conclude con questo meraviglioso punteggio la sua avventura in Eccellenza, e conquista ai Play off l’agoniata promozione. Tanta la gioia fra gli spalti e fra i tifosi che dopo aver riempito lo stadio hanno attraversato fra caroselli festosi le vie del paese. Al nostro giornale le dichiarazioni entusiasmanti del Presidente Fasano “Questa è la degna conclusione di un campionato che abbiamo affrontato con coraggio e giusta determinazione, non sono mancati momenti critici ma ho sempre creduto in questa squadra e il risultati ci hanno premiato, ora ci aspettano nuove sfide”. Ai festeggiamenti si è aggiunta la voce del Sindaco Simoncelli, tifoso della prima ora della Virtus: “Questa vittoria è una vittoria del paese tutto che è finalmente fiero di questa squadra. Credo di far cosa giusta nell’esprimere i più vivi ringraziamenti da parte della cittadinanza alla Virtus ed al suo Presidente Fasano”.
Il lembo inferiore destro della pagina si piego fra le sue dita rugose fino a mostrare il suo secondo lato. L’uomo sorseggiò l’ultima goccia di caffè, chiuse definitivamente il giornale e si diresse verso l’uscita del bar.


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venerdì 10 settembre 2010

Elogio del fischio


"Marcello Dell'Utri è stato duramente contestato a Como e costretto ad abbandonare in tutta fretta la sala dove avrebbe dovuto parlare. Il programma prevedeva la presentazione dei diari di Mussolini di proprietà del senatore del Popolo della Libertà, condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. [...]"Forse gli autori della 'bravata' neanche lo sanno, ma il loro comportamento incivile nei confronti di Marcello Dell'Utri ha i caratteri di un'azione da squadristi". Lo dice Daniele Capezzone, portavoce del Pdl [..] "La manifestazione che ha impedito ieri a Dell'Utri di parlare a Como è assolutamente indegna e dovrebbe essere condannata da tutti. Invece vediamo che c'è un silenzio omertoso e inquietante". Lo dichiara Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera." Rainews 24

"Il presidente del Senato contestato da alcuni grillini alla festa del Pd di Torino, dice «basta alla stagione di veleni» e auspica «maggiore responsabilità».
Il capo dello stato, Giorgio Napolitano deplora «l'intimidatoria gazzarra contro Renato Schifani». «Il tentativo di impedire con intimidatorie gazzarre il libero svolgimento di manifestazioni e discorsi politici é un segno dell'allarmante degenerazione che caratterizza i comportamenti di gruppi, sia pur minoritari, incapaci di rispettare il principio del libero e democratico confronto e di riconoscere nel parlamento e nella stessa magistratura le istituzioni cui é affidata nel sistema democratico ogni chiarificazione e ricerca di verità». [...] «Provate ad ascoltare», ha spiegato Fassino ai manifestanti. «La festa del Pd - ha aggiunto - è un luogo in cui si discute, per questo abbiamo invitato il presidente Schifani, pur sapendo che molte sue idee sono diverse dalle nostre. In questi giorni abbiamo accusato di essere uno squadrista chi vuole contestare Gianfranco Fini alla festa di domenica. Questo metodo è lo stesso»." Il Sole 24 Ore

"Alle cinque in punto era previsto l'incontro sulle sfide del lavoro e dello sviluppo. Invitati il vicesegretario del Partito democratico Enrico Letta, Aldo Soldi, presidente di Coop, e appunto Bonanni. Il sindacalista non fa in tempo a prendere la parola per salutare la platea che viene investito da una scarica di fischi e slogan. [...]  Il primo a commentare l'episodio è, ancora dal palco, Enrico Letta: "Voi non avete niente a che fare con la democrazia - dice ai contestatori - Siete il contrario di quello di cui ha bisogno il Paese". [...] Per tutta la giornata è stato un susseguirsi di dichiarazioni e di condanne dell'episodio. A partire dalla Fiom [...] "La democrazia è un principio irrinunciabile, basato sul confronto e sulla libertà che tutti devono avere di esprimere le proprie opinioni", ha detto il segretario generale della Fiom-Cgil, Landini. [...] Così anche il segretario Pd Pier Luigi Bersani, il primo a telefonare a Bonanni: "Si è trattato di un atto di intimidazione, direi squadrista". "Dobbiamo recuperare la civiltà del dialogo", dice il segretario di Sel, Nichi Vendola. Per Antonio Di Pietro, IdV, si è trattato di una dimostrazione di violenza che "danneggia la democrazia", mentre Veltroni invita a non soffiare sul fuoco di una situazione economica e sociale "delicatissima"." Repubblica

Ora respirate. Piano. Lentamente inspirate ed espirate. E proviamo a ragionare in questo mondo alla rovescia.
Per partire nel ragionamento dobbiamo individuare tre variabili che spieghino tutto ciò: la libertà di parola, la libertà di contestazione e il potere. Per la verità le prime due variabili sono di per sé conseguenti in quanto una funzione dell'altra, ma nella narrazione ufficiale unanime di questi giorni appaiono distinte proprio perché in questa versione manca la terza variabile: il potere, senza la quale è impossibile capire tutto il resto e senza la quale il potere stesso si fa vittima contrapponendo la libertà di parola a quello di contestazione giungendo a definire squadrista la seconda. Ma andiamo per gradi.

Preso atto dell'esistenza del potere, esso si estrinseca nella sua forma pura, nell'esercitare coercitivamente la sua volonta su chi il potere non lo detiene (sia esso politico, sociale, culturale, religioso o quant'altro). Il potere quindi di per sé non ha un diritto di parola, in quanto esso non ne ha bisogno. Il potere parla! Come e quanto vuole e, l'evidenza del suo potere sta proprio in questa facoltà senza la quale non ci sarebbe potere. 
Colui che subisce il potere (sempre nella sua forma pura) non detiene un potere di parola, questo potere invece, a seconda dei casi, può tuttavia essere accordato grazie al diritto di parola. In altri termini è la lotta e la rivendicazione di chi non detiene potere che strappa a chi lo detiene il diritto di parola. Ne consegue quindi che  il diritto di parola ha senso solo e nella misura in cui è anche diritto di critica e di contestazione al potere.

Nel paradosso di questi giorni invece il discorso dominante narra le vicende tralasciando sé stesso in quanto potere e accusando chi il potere non lo detiene di contestarlo, negandogli libertà di parola. Diviene quindi che la contestazione al potere è un atto squadrista, un atto autoritario e fascista nei confronti del suo diritto di parola. E nel volontario ribaltamento della realtà chi non detiene il potere, manifestando un suo diritto di parola e di contestazione, diviene censore del potere. Il ribaltamento è voluto proprio nella misura in cui il potere si finge vittima per negare il diritto di parola e di contestazione a chi il potere non lo detiene censurandolo come squadrista. Ma è di tutta evidenza che, come visto prima, non esiste un diritto di parola del potere, in quanto il potere parla di per sé: Non riesce forse Bonanni a far conoscere a chiunque le proprie idee e la propria linea sindacale? Ed è forse vietato a Schifani di dire le sue opinioni politiche da Presidente del Senato? E Dell'Utri si ritrova per caso ad affrontare questa dura ed estenuante lotta per far conoscere i suoi (falsi) diari di Mussolini e a difendersi dalle accuse di mafia? É evidente che il solo pensarlo crea ilarità in quanto ad essi non è mai negato spazio comunicativo, in questo o quel salotto televisivo ed in questo o quel giornale e questo proprio perché essi detengono potere, di certo non è riservato lo stesso spazio a me ed alla maggior parte delle persone che il potere non lo deteniamo, sarebbe squadrista quindi se venisse negato il mio diritto di parola, non il loro potere di parola.

Per concludere quindi è bene ristabilire che:
Chi fischia e contesta Dell'Utri, Schifani e Bonanni esercita il suo sacrosanto diritto di parola e di contestazione.
Chi detiene il potere (in un sistema democratico) deve accettare il dissenso e la contestazione. In quanto il potere Parla!
Tutto ciò si chiama democrazia caro il mio Letta.




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